giovedì 29 dicembre 2011

Una nuova pagina

Comincia da queste poche righe il mio nuovo blog: un tentativo di scambiare pareri, raccogliere informazioni e se possibile divulgare ulteriormente i temi legati alla cucina intesa nel suo significato più ampio.
Essere cucinosofi significa tentare di guardare oltre il cibo, provando a capire che cosa ci sia al di là delle apparenze, delle mode e delle sovraesposizioni odierne, talvolta tornando al valore intrinseco di ciò che è buono da mangiare. Uno sguardo verso la cucina indirizzato ad aspetti forse un po' tralasciati, che spesso, però, dicono molto di ciò che mangiamo.
E poi un occhio di riguardo alla cucina tradizionale, quella autentica, popolare, semplice, radicata, talvolta strumentalizzata. Il tutto parlando di donne e uomini che spendono le loro esistenze coltivando la terra, pescando, lavorando buoni prodotti alimentari o cucinando.
Ai molti lettori che mi hanno seguito e mi seguono attraverso il sito civiltaforchetta.it rivolgo i più sinceri ringraziamenti: questo blog non annulla il sito dedicato a Giovanni Rebora, semmai lo integra e si propone come strumento più fresco e diretto.
...e adesso si comincia.

3 commenti:

  1. Caro Sergio
    sono proprio contento di essere il primo a postare sul tuo "diario in rete"..Sono un uomo che cucina e cerca di rendere il più appetibile possibile, la materia prima che altri uomini e donne producono.Lavorando la terra,pescando o producendo alimenti tutti mettiamo in moto uno dei tanti piccoli ingranaggi che possono rimettere questa smemorata civiltà in grado di ricordare da dove viene e capire un po meglio dove stà andando.Ho un idea di cucina che tende a rompere le icone,l'essere simile,che la cucina tradizionale perpetua.Penso che senza innovazioni saremmo ancora fermi a nutrirci di carne cruda e erbe.Quindi la tradizione va rispettata ma va anche studiata capita e se posibile modificata.La mia cucinosofia va nella direzione di un pesiero rivolto a piatti più elaborati che permettono all'avventore esperienze non facilmente riproducibili in casa,per le quali si può anche spendere qualche quattrino.Pochi o tanti ma se quello che mangio a pochi euro posso cucinarlo a casa spendendo meno...Io ,almeno,prediligo locali dove a una giusta spesa,e quando dico giusta parlo di 30 40 euro,si unisce una qualità e un utilizzo di materie prime artigianali.Ecco che riducendo le uscite del 50% percento possiamo mangiare bene e imparare con li stessi quattrini che spenderemmo in locali con prezzi inferiori.E questa filosofia o ,cucinosofia la possiamo applicare a molto del nostro essere consumatori:1 bottiglia al mese di olio buono invece che 2 o 3 di robaccia,meno pasta ma di qualità,carne una volta alla settimana,ma buona,e via discorrendo.Ognuno può trovare in cosa spendere di meno in quantità e di più in qualità.Non vogilo portare acqua al mio mulino,ma semplicemente ho esposto l^ idea che poi è quella che metto in tavola.Sono nato con la cucina di mia nonna e amo i piatti della tradizione ma voglio anche essere un ideatore di piatti non solo un produttore.Anzi da domani sarò un "Cucinisofo".Nel frattempo da quel vulcano di idee che sei...eccoti qua....In bocca al lupo!
    Con rinnovata stima
    Stefano Valbrevenna

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  2. sono d'accordo con te al 99.5%; la frazione di "disaccordo" riguarda la tradizione, che oggi siamo abituati a pensare come immobile rigida ma che invece si è sempre alimentata di novità e arricchimenti. tu stesso con il tuo modo "fresco" di cucinare stai costruendo un segmento di quella che fra qualche decennio sarà la tradizione del tuo ristorante, del tuo paese e della tua zona.
    rimango dell'idea che sia una ricchezza avere gente che in una località decentrata propone una cucina attrente e non ingessata ma sono altrettanto convinto che ci voglia anche chi si preoccupa della cucina storica, che non sarà la stessa proposta dai suoi nonni ma si ispirerà a quella.
    quanto ai costi/prezzi, siamo perfettamente d'accordo anche se la scelta a cui mi riferisco va oltre la questione del rapporto qualità prezzo per assumere i contorni di una sorta di promozione culturale che ovviamente serve anche a richiamare gente in momentidi minor lavoro.
    spero di rileggerti presto!
    e grazie!

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  3. Scrivi

    "rimango dell'idea che sia una ricchezza avere gente che in una località decentrata propone una cucina attrente e non ingessata ma sono altrettanto convinto che ci voglia anche chi si preoccupa della cucina storica, che non sarà la stessa proposta dai suoi nonni ma si ispirerà a quella."

    Una cucina attraente e non ingessata non può essere una cucina storica ispirata a quella dei Ns vecchi? Ed è proprio quello che mi piace fare.Ovvio se preparo il "tuccu" non cambio una virgola,c'è già tutto in quella sinfonia di sapori grassi e carne quasi alchemicamente assemblati da una lentissima cottura ( alla faccia del conte Rumford che i nostri nonni non conoscevano)ma se preparo ad esempio la panissa, mi può venir lo sghiribizzo di unire all'impasto di farina e acqua magari quella cipollina che avrei aggiunto a fine cottura,inglobandola nella massa e non aggiungendola al momento di servirla,questo è solo un piccolo esempio.
    Discorso a parte: se nei giorni del "mandillo dei semi" riuscissimo a organizzare qualcosa da me che sia una cena a prezzo convenuto con magari una presentazione dei vari prodotti e produttori o qualcosa che la tua vena creativa riesce a immaginare sono a disposizione:-) ciao

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